Progetti

CULTURE DELLA MOBILITÀ

 Miti e risorse della mobilità internazionale in Europa

UNA RICERCA-INTERVENTO PER LO SVILUPPO DI UNA RETE INTEGRATA DI SERVIZI PER LA PROGETTUALITÀ DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO

vie della seta moderno

Progetto a cura di Fiorella Bucci[1], Sonia Giuliano[2], Roberto Falanga[3], Antonella Giornetti[4

 

Chi siamo: come nasce l’indagine e quali obiettivi si propone

Chi scrive fa parte di un gruppo di psicologi e ricercatori italiani che si occupano di culture della convivenza sociale. Lavoriamo con agenzie pubbliche e private per esplorare i modelli culturali fondanti la convivenza nel nostro sistema sociale – ad es., nella scuola, nelle organizzazioni produttive, nel sistema sanitario, nelle città – e intervenire sui problemi collegati alla crisi di tali modelli e al loro cambiamento nel tempo[5].

Occupandoci di problema della convivenza, la mobilità internazionale dei cittadini italiani è una delle questioni centrali su cui oggi stiamo lavorando. Per un numero crescente di italiani, la mobilità rappresenta uno snodo cruciale intorno a cui si riorganizzano la costruzione del lavoro e dei rapporti familiari, il legame con la vita pubblica, così come il senso della propria identità culturale e della propria cittadinanza.

Nonostante le cosiddette “nuove mobilità”, soprattutto intra-europee, siano state di recente oggetto di un’ampia letteratura e dibattito, manca a nostro avviso una lettura psicosociale di questo fenomeno che metta in rapporto le implicazioni che il muoversi da un paese ad un altro ha nel vissuto delle persone, con il contesto socio-culturale, politico ed economico odierno.

Abbiamo quindi avviato una esplorazione dei problemi e dei vissuti che caratterizzano oggi le esperienze di mobilità degli italiani in Europa, con l’intento di progettare servizi e interventi integrati utili ai percorsi di mobilità degli italiani all’estero e alle organizzazioni che si occupano di questo problema.

Siamo partiti dall’esplorare la situazione in Belgio – dove alcuni di noi vivono e lavorano – realizzando interviste a organizzazioni chiave che offrono servizi alla comunità degli italiani residenti nel paese (a Bruxelles principalmente) e studiando aspetti della letteratura sul tema.

Riassumiamo a seguire le ipotesi prodotte da questa prima fase esplorativa e come intendiamo svilupparle con il presente progetto.

MITI e RISORSE della mobilità oggi

Un punto essenziale emerso è la cultura individualista che sembra organizzare la mobilità odiernaQuell’investimento sociale nelle scelte di mobilità, da parte delle famiglie, delle aziende, delle stesse istituzioni pubbliche, che ha caratterizzato le migrazioni del passato (pensiamo ad es. alle emigrazioni storiche di inizio XX secolo e secondo dopoguerra che si realizzavano con un investimento forte di tutta la famiglia – a volte dell’intera comunità – nei confronti di chi partiva) sembra assottigliarsi. Al contempo, l’affermarsi dell’idea che la mobilità sia una questione concernente individui scoraggia la formazione di progettualità strategiche e condivise.

In Italia, ciò è molto evidente nella visione stereotipata – o in termini psicosociali nelle dimensioni mitiche – che il discorso pubblico articola rispetto alla mobilità internazionale, organizzando le attese dei cittadini nonché le risposte istituzionali. Pensiamo al mito della “mobilità necessaria” che trova espressione in due retoriche principali: da una parte la fuga dei cervelli, incentrata sulla rabbia di chi parte sentendosi tradito ed escluso da un paese che non riconosce, non valorizza le proprie eccellenze; ma anche la rabbia di un paese che a sua volta vive l’uscita dei suoi giovani come un tradimento. Dall’altra, la mobilità come opportunità: qui l’estero rappresenta scontatamente il luogo dove è possibile apprendere, realizzarsi, fare successo, rifarsi una vita lasciandosi alle spalle fallimenti e frustrazioni. Parliamo di miti individualisti perché in essi l’accento viene posto sul singolo individuo – le sue capacità, i suoi successi e insuccessi, il suo diritto ad avere delle opportunità, ecc… Ciò che è in gioco è il destino delle persone e il loro sentimento di efficacia.

Questo si traduce non solo in un vissuto di solitudine che connota in modo specifico l’esperienza dei cittadini italiani che si trasferiscono; ma si traduce anche in una difficoltà da parte delle istituzioni e organizzazioni che a vario titolo curano servizi per gli italiani all’estero o promuovono la mobilità internazionale per ragioni di studio e lavoro, a verificare i prodotti di tali iniziative, ovvero lo sviluppo che queste stanno generando in termini culturali, economici e sociali.

D’altra parte, c’è nelle organizzazione italiane che abbiamo incontrato in Belgio (patronati, camere di commercio, agenzie che gestiscono programmi europei, associazioni culturali e aggregative) il desiderio di mettersi in rete e raccordare attività, intuendo che la costruzione di reti orizzontali è ciò che può riorganizzare quell’investimento e quella progettualità sociale nei confronti della mobilità che oggi sembra mancante per via di una crisi diffusa dei sistemi di appartenenza in Italia (familiare, produttiva, istituzionale).

Sviluppi della ricerca: interviste a Bruxelles, Lisbona, Londra

Seguendo questa traccia, stiamo sviluppando una seconda fase del progetto di ricerca che andrà a coinvolgere più direttamente i cittadini italiani all’estero, attraverso interviste a italiani residenti a Bruxelles, Lisbona e Londra.

Ci focalizziamo su tre capitali europee che per ragioni differenti possiamo considerare dei centri strategici della mobilità intra-europea:

– Bruxelles, come cuore della Comunità Europea, delle tensioni e progettualità formidabili quanto controverse che attraversano l’identità politica e culturale dell’Europa; sede di una comunità italiana storica che fa da punto di riferimento per alcune componenti delle nuove mobilità;

– Londra, come megalopoli “globale”, che per concentrazione di scambi economici ad altissima intensità, universalità della produzione culturale e internazionalità della sua popolazione ha un carattere unico in Europa; oggi Londra nonostante l’ancora confusa riorganizzazione dei rapporti con l’Europa che la Brexit comporta, continua ad essere una meta ambita tanto da ospitare una delle comunità italiane più popolose al mondo;

Lisbona, come città che ha una storia distintiva di proiezione extra-europea (centro irradiante di scambi internazionali, legati al suo passato coloniale e agli affari mercantili) e la cui internazionalità oggi si rinnova come meta turistica e destino permanente delle nuove generazioni in cerca di nuove opportunità, affermandosi oltretutto come polo europeo d’eccellenza per la ricerca.

Ciascuna di queste città propone un diverso modello sociale, con proprie strategie di accoglimento della diversità, di stratificazione storica e culturale, di convivenza e ibridazione linguistica. Per questo abbiamo scelto la città come “unità di misura”: non solo perché attraverso questa unità è possibile osservare da vicino i cambiamenti sociali, demografici, economici e politici del nostro mondo, ma anche perché ci consente la selezione di gruppi omogenei e dunque comparabili per le nostre interviste. Infine, abbiamo scelto la città, perché i legami che con essa si instaurano e il senso di appartenervi, più di quanto immaginassimo (più del lavoro ad esempio), si rivela dai nostri primi dati un fattore centrale di integrazione per le persone in mobilità.

Le interviste coinvolgeranno italiani diversi per età, tempo di permanenza all’estero e altre caratteristiche che la prima fase di ricerca ha mostrato essere rilevanti. L’obiettivo della ricerca sarà di continuare ad esplorare i significati della mobilità internazionale affinando ulteriormente criteri di lettura dei principali problemi che caratterizzano oggi questa esperienza e delle domande di chi la vive. Ciò grazie al confronto tra le diverse realtà scelte che farà luce sul variare delle esperienze in rapporto al contesto, così come sulla presenza di questioni e problemi più trasversali.

Il primo prodotto dell’indagine sarà un report condiviso con persone ed organizzazioni coinvolte nelle tre città.

Le interviste saranno analizzate con appositi strumenti statistici entro un metodo[6] teso a evidenziare le diverse “culture della mobilità” presenti nel contesto di ricerca (fondanti le esperienze delle persone intervistate) a cui corrispondono target differenziati di problemi e di domande che permetteranno la progettazione di nuovi interventi, così come la verifica e lo sviluppo dei servizi già in essere.

CONTATTI

Fiorella Bucci

+32 0472569306fiorella.bucci@ugent.be https://ugent.academia.edu/FiorellaBucci

Ghent University – Faculty of Psychology and Educational Sciences Henri Dunantlaan, 2, 9000, Gent

Cabinet de Psychologie

Rue Borrens, 51, 1050, Ixelles, Bruxelles

 

Roberto Falanga

+351 911712971

roberto.falanga@ics.ulisboa.pt

Instituto de Ciências Sociais – Universidade de Lisboa

Avenida Professor Aníbal de Bettencourt 9, 1600-189,

Lisbona

 Antonella Giornetti

+44 7575797900 – +393470013411

antonella.giornetti@gmail.com

Sede di consulenza psicologica:

Londra: 147, Commercial Street, E1 6BJ

 Sonia Giuliano

+32 0477852858

Sonia.giuliano3@gmail.com

www.psicoanalisieconvivenza.com

Sedi studio consulenza psicologica

Bruxelles: Avenue du Maelbeek 57 – 1050

Roma: Via di Campo Cerreto, 2 –  00179

Bari: Via Salvatore Matarrese, 10 – 70124

CULTURE DELLA MOBILITÀ

[1]   Ricercatrice dottorale-Ghent University (Faculty of Psychology and Educational Sciences); psicologa, psicoterapeuta-Cabinet de psychologie, Bruxelles; docente-Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica SPS, Roma; Editor-Rivista di Psicologia Clinica.

[2]            Psicologa, psicoterapeuta; docente Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica SPS; curatrice del blog Psicoanalisi e Convivenza.

[3]     Ricercatore presso Institute of Social Sciences, University of Lisbon (ICS-ULisboa); membro di progetti di ricerca nazionali e internazionali; consulente (Comune di Lisbona; Consiglio d’Europa); vice-presidente di Arquivo dos Diários.

[4]                 Psicologa, psicoterapeuta.

[5]     La prospettiva di ricerca e intervento che utilizziamo trova il suo principale riferimento nel lavoro scientifico di Renzo Carli (cattedra di psicologia clinica, Sapienza Università di Roma) e nella tradizione di studi psicosociali che questi ha iniziato in Italia, incentrata su un modello della psicologia che interviene per lo sviluppo della convivenza sociale e della competenza a convivere. Tra le nostre più recenti inziative, si veda Seminario sulle Culture del Lavoro, tenuto a Roma, giugno 2017.

[6]      Si veda R. Carli & R. M. Paniccia, Analisi Emozionale del Testo. Uno strumento psicologico per leggere testi e discorsi. Milano: Franco Angeli 2002.

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